C’é un punto della mappa dove il mondo sembra fermarsi… e dove l’avventura ha inizio per davvero: le Svalbard. È verso questa frontiera estrema che Sylvie Moura e Philippe Maurin, insieme al loro equipaggio, hanno scelto di far rotta, per un viaggio fatto di sfide, silenzi artici e meraviglie fuori dal tempo.
Nei prossimi mesi vi accompagneremo in questa traversata straordinaria attraverso un racconto in tre parti, scritto dalla stessa Sylvie. Un diario di bordo autentico, intenso e profondamente umano, capace di portarvi direttamente a bordo, tra ghiacci, emozioni e orizzonti infiniti.
È sempre un grande piacere per noi condividere le storie della community di Navily, fonte inesauribile di avventure e d’ispirazione. Questa in particolare ci ha conquistati fin dal primo istante: le loro parole, insieme alle immagini mozzafiato che hanno condiviso, ci hanno fatto sognare… e ci auguriamo che facciano lo stesso con voi, risvegliando il desiderio di spiegare le vele verso nuovi orizzonti.
Pronti a fare rotta verso il Grande Nord?
INDICE
- La Genesi
- Il Viaggio
- Lo Spitzberg e le Terre Polari: un Paradiso di Ghiaccio
La Genesi
La genesi di questa navigazione verso lo Spitzberg è il frutto di sogni di un tempo. Negli anni della mia giovinezza, fui travolta da un vero e proprio colpo di fulmine davanti agli iceberg staccatisi dai ghiacciai nei titanici laghi della Patagonia. Molti anni più tardi, un altro colpo di fulmine, per un uomo questa volta, mi colse all’improvviso! Philippe mi rispose «Sì». Non davanti al classico altare, ma alla mia richiesta di accompagnarmi verso le terre gelate del Grande Sud. Due viaggi consecutivi a vela in Antartide ci avrebbero uniti in questo amore per le regioni polari. Il secondo si concluse nel 2016.
Un giorno di giugno del 2019, attraversiamo lo Stretto di Messina con la nostra auto a bordo del traghetto, diretti in Calabria. Andiamo a vedere una barca a vela imponente, forte delle sue quindici tonnellate d’acciaio: Athos si chiama.
Ma perché ci troviamo lì?
Un risvolto a dir poco singolare, in effetti!
Perché soltanto qualche anno prima, al rientro dalla nostra seconda spedizione a vela in Antartide, ancora scossa da un movimentato passaggio del Canale di Drake, mi ero promessa che non sarei mai più andata a vela. Philippe, travolto da una violenta tempesta durante una navigazione al largo dell’Uruguay, si era fatto un giuramento simile.
Eppure, a dispetto di queste difficili esperienze in mare, Athos ci conquista e finiamo per acquistarla, con il progetto di un viaggio verso l’Irlanda, la Scozia, la Norvegia e infine una meta nell’Artico. Una volta raggiunta la Norvegia, i tanti confronti con altri velisti avventurosi ci spingono a scegliere lo Spitzberg: più accessibile rispetto alla Groenlandia e con l’irresistibile vantaggio di moltiplicare le nostre possibilità di incontrare gli orsi polari.
Colui senza il quale tutto questo sarebbe impossibile:
Il Viaggio
Lunedì 16 Giugno:
Tre persone salgono a bordo per affrontare con noi la traversata verso l’arcipelago delle Svalbard: una coppia che ha risposto con entusiasmo al nostro annuncio sul sito «Vogue avec moi» e Claude, un amico che naviga con noi per diversi mesi fin dal 2019.
Sbrigate le formalità con le autorità per registrare la nostra uscita dall’area Schengen e completato a dovere il rifornimento della cambusa e prendiamo il largo.
Organizziamo i turni di guardia e quarantotto ore di navigazione, per la maggior parte a vela, ci portano verso l’Isola degli Orsi (Bjørnøya), la nostra tappa a metà percorso. Le occasioni per veleggiare non mancano e le condizioni sono decisamente favorevoli. Il mal di mare fa soffrire qualcuno di noi, ma poco importa: bisogna passare anche da questo per coronare i propri desideri. Forti della nostra esperienza lo sappiamo bene: tra qualche giorno il subbuglio nei nostri stomaci sarà soltanto un ricordo.
Siamo immersi in questa distesa marina che flirta con l'infinito. Nessuna terra è ormai più visibile e l'anima viene toccata da un senso di appartenenza all'universo quasi mistico
Durante un turno di guardia, mentre sono al timone, sento un suono d’onda diverso, come il cavo del mare che si richiude. Ho appena il tempo di formulare l’intuizione che subito trovo conferma: una pinna grigia fende l’acqua con la sua scia prima di scomparire. Un delfino, poi un secondo e infine una ventina accompagnano la barca. Vanno, vengono e avanzano al nostro ritmo a ridosso delle fiancate di Athos. Che gioia rivederli!
Ma chi sono?
Il loro dorso è segnato da macchie bianchissime e il ventre è del tutto chiaro. Cerco di distinguerne il muso per provare a identificarli, ma non è affatto semplice dato che si muovono a grande velocità. All’improvviso uno di loro spicca un salto e si rituffa con la grazia e l’eleganza di una ballerina acquatica. Sembra quasi il segnale d’inizio per un balletto di cui ignoriamo i segreti. Eccoli tutti a esibirsi in salti, eleganti inarcamenti aerei e capriole sbalorditive.
Giungiamo all’ancoraggio di Sørhamna*, a sud-est dell’isola. È ben protetto dal vento, ma soggetto al rollio. Il riposo si impone: dormiamo profondamente. Alle 18:00, però, per sfruttare un po’ di vento previsto nella notte, il capitano decide di riprendere la navigazione passando da sud e da ovest dell’isola. Le scogliere e i promontori rocciosi offrono uno spettacolare susseguirsi di forme in cui si scorgono profili familiari. Gli uccelli sono onnipresenti su ogni singolo lembo di terra.
* Bjørnøya è una riserva ornitologica. È vietato sbarcare a Sørhamna. È invece possibile farlo a Walrus Bay, a poche gomene più a nord.
Mercoledì 18 Giugno:
La seconda tappa di 140 miglia è baciata dal sole: che fortuna! La costante compagnia degli uccelli e le frequenti visite dei delfini rallegrano la traversata. Il mare scintilla come una distesa di diamanti. Il vento, purtroppo, si fa più scarso e ci ritroviamo a navigare parecchio a motore.
Lo Spitzberg e le Terre Polari: un Paradiso di Ghiaccio
Giovedì 19 Giugno:
Alle 13:30 avvisto una barca all’orizzonte. Anzi, ce ne sono due, poi tre. E nella foschia bianca a fior d’orizzonte che avevamo scorto, appaiono rilievi ancora più candidi, d’un bianco che preannuncia una terra di ghiaccio.
Il nostro arrivo segna l’inizio del giorno continuo e a mezzanotte sorridiamo, abbagliati dal sole.
Il giorno seguente ci posizioniamo davanti alla base polacca, a Hornsund, al centro di una baia in cui gli iceberg vanno alla deriva al ritmo del vento e delle correnti. Va da sé che molto spesso la loro traiettoria è del tutto imprevedibile. Per fortuna Athos ha una stazza solida, pur senza esimerci dal prestare la massima attenzione per evitare l’impatto con i growler più imponenti.
Addentrarci di nostra iniziativa nel fiordo per avvicinarci alla banchisa e ai ghiacciai di Hornsund è un momento magico. Una balenottera minore viene a salutarci, scivolando al fianco di Athos. Poi, quando giunge la sera in questa luce eterna, riusciamo comunque a prendere sonno, cullati dal canto del ghiaccio che scoppietta intorno a noi sotto le carezze del sole.
L'equipaggio è entusiasta di questa immersione in un nuovo mondo!
Questo paesaggio primordiale e incontaminato risveglia la mia memoria: il contrasto in bianco e nero di queste vette affilate e la sosta forzata davanti alla banchisa persistente della baia mi riportano a ricordi così vividi che il mio corpo li avverte ancora.
Questa regione meridionale dello Spitzberg ospita colonie di uccelli i cui voli, colori e richiami ci rapiscono. Un ancoraggio ad Akseløya appaga pienamente la nostra curiosità ornitologica.
La nostra compagna di equipaggio, fotografa abile e appassionata, si dedica alla sua arte con instancabile dedizione.
Ci auguriamo che questa prima parte vi abbia offerto uno sguardo affascinante su questa straordinaria avventura attraverso le latitudini più estreme, lasciandovi intravedere tutta l’intensità e la bellezza di un viaggio fuori dal comune.
Questo racconto è soltanto l’inizio di un percorso, che avremo il piacere di condividere con voi nel corso delle prossime settimane, accompagnandovi passo dopo passo.
Desideriamo ringraziare di cuore Sylvie e suo marito per aver scelto di condividere questo racconto straordinario con la community di Navily, aprendoci così le porte di un’esperienza tanto intensa quanto autentica. Attraverso le sue parole e le evocative immagini che le accompagnano, Sylvie ci offre uno sguardo privilegiato su un viaggio fatto di emozioni profonde, paesaggi maestosi e momenti indimenticabili. Un invito a continuare a seguirci per scoprire i prossimi capitoli di questa avventura, che ha ancora in serbo per voi tantissime sorprese!
